Si usa ripetere che “il mondo è cambiato”, per rimarcare la grave discontinuità che siamo costretti a fronteggiare.
Ma dietro questa affermazione spesso si nasconde la volontà di conformarsi al peggio per quieto vivere camuffato da realismo e perfino condivisione. Come quando nel mondo del lavoro si ripete meccanicamente che “il posto fisso non esiste più”, per giustificare ogni sorta di abuso e sopruso nei confronti dei lavoratori.
Il problema non è il cambiamento, ma il metodo con il quale si persegue e gli obiettivi che si vogliono raggiungere.
Impossibile condividere la “Suprema illegalità presidenziale” che si sta verificando negli Stati Uniti con il supporto di miliardari chedichiarano l’incompatibilità tra la democrazia e la libertà” e si comportano di conseguenza.
Rispecchia il blasfemo ossimoro della cosiddetta democrazia illiberale, germogliata nella testa di reazionari impenitenti che in realtà vogliono abolire sia l’una che l’altra, a favore di un individualismo che si contrappone ai limiti e alle regole connaturate alla consolidata cultura costituzionale incentrata su principi/valori non negoziabili.
Un conto è guardare e giudicare, altra cosa è partecipare e lottare. Certo, ciascuno come può e dove può, ma con una bussola personale e collettivain grado di orientarci nella tempesta scatenata da chi al cambiamento vuole dare uno scopo contrapposto al nostro.
Non illudiamoci che quanto sta succedendo sia destinato ad esaurirsi in breve tempo. O che non rappresenti un rischio per l’Italia e per l’Unione europea di cui facciamo parte a pieno titolo.
Alle spalle dell’uomo solo al comando c’è una lucida follia. Un progetto che prevede la supremazia del privato sul pubblico, il predominio incontrastato del connubio tra potere politico, capitalismo finanziario e liberismo sostanzialmente incontrollato della tecnologia. Poco importa se usata anche per fabbricare falsità.
Un progetto da sviluppare con il supporto determinante di fascisti e nazisti e di quanti sono disposti a sdoganarli. Il reazionario Steve Bannon l’ha dichiarato apertamente: prima ci prendiamo la Germania con l’AFD, poi l’Europa intera sarà nostra, paese per paese”. Con il sigillo del saluto nazista che da solo dovrebbe bastare ad autoescluderlo dalla “civiltà democratica occidentale”. Purtroppo, allo stato, si verifica il contrario.
Se in America ci sia già un cambio di regime è ancora presto per asserirlo. C’è chi lo definisce un “colpo di stato” non dichiarato ma praticato.
L’esercizio dello strapotere del primo mese di “Governo Trump” va in questa direzione. La grazia con elogio ai rivoltosi dell’assalto al Campidoglio degli Stati Uniti, del 6 gennaio 2021, parla chiaro.
Si capirà meglio nei prossimi mesi, da come reagiranno le istituzioni e soprattutto i cittadini americani che rifiutano questa grave regressione, con la prima importante verifica alle elezioni di midterm in programma alla fine del 2026. Ma anche da come reagirà l’Europa e il nostro Paese al suo interno.
Da che parte sta, oggi, il governo italiano, alla luce di questa sconvolgente prospettiva che incide sulla carne viva dei diritti politici, sociali e civili delle persone, messi in discussione e minacciati dall’”alto” anche attraverso il mancato rispetto della nostra sovranità e dignità nazionale? Questa non si può e non si deve confondere con le amicizie politiche della nostra Presidente del consiglio.
Il tentativo in atto di contrapporre la libertà alla democrazia va denunciato e contrastato senza mezzi termini. Esso rappresenta la volontà di esercitare il potere in modo incontrollato e irrispettoso dello stato di diritto.
“Libertà” illimitata per chi comanda contrapposta ai diritti delle persone, il cui modello si vuole esportare come dimostrano le pesanti e scorrette ingerenze che hanno coinvolto anche il nostro Presidente della Repubblica.
Basta e avanza per sentirsi minacciati.
Il Costituzionalista Sabino Cassese definisce Trump “un Presidente scatenato che moltiplica le sue aggressioni all’interno, licenziando funzionari e dipendenti pubblici, sopprimendo organismi, e all’estero, uscendo da organi multilaterali, imponendo dazi alle importazioni e accampando pretese territoriali”.
Con una sequela di minacce e insulti impressionanti nei confronti di chi non si allinea, come sta succedendo al Presidente dell’Ucraina Zelensky, accusato di aver provocato la guerra con la Russia di Putin, anziché averla pesantemente subita. Il che equivale a una condanna senza appello nei confronti dell’Unione europea e dei Paesi che hanno sostenuto la resistenza del Paese aggredito.
Tutto quello che sta succedendo ci riguarda da vicino e con effetti anche immediati, a cominciare dall’aumento delle spese militari e del come finanziarle, dal rapporto che avremo e soprattutto avranno i giovani con l’idea di guerra e pace.
Vogliono azzerare secoli di lotte politiche e sindacali che hanno prodotto il moderno principio/concetto di cittadinanza, secondo il quale non c’è democrazia senza libertà, così come non c’è libertà senza democrazia.
Nella situazione data non credo sia realistico eludere il problema della maggiore spesa militare in rapporto al Pil, ma non è accettabile che lo si faccia a scapito del sociale, del lavoro e dei lavoratori. Gira e rigira si ripresenta l’irrisolto ma tutt’altro che irrisolvibile problema di una più equa distribuzione della ricchezza.
Ce n’è abbastanza per essere consapevoli che non sarà più come prima e che il concetto di responsabilità, nelle dimensioni personale collettiva nazionale ed europea dovrà affrontare prove importanti per salvaguardare e sviluppare le conquiste scolpite nella nostra memoria. Questa è la più grande risorsa a nostra disposizione di cui dobbiamo sentirci custodi e interpreti.
G.G.

Giovanni Gazzo
Author: Giovanni Gazzo

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