Di lavoro si deve vivere, non morire. Il lavoro dev’essere fonte di benessere personale e sociale, non di malessere e squilibrio.
Di fronte alla diffusa ipocrisia e alla coda di paglia di molte imprese che non hanno la coscienza pulita, dire la verità è diventato un un problema.
Come affermare che lavorare in sicurezza è un diritto incondizionato delle lavoratrici e dei lavoratori che troppe imprese (non lo spirito santo) non rispettano.
I morti sul lavoro e da lavoro rappresentano la conseguenza più tragica di questa grave inadempienza, di cui si è tornato a parlare grazie al supporto di inestimabile valore del Presidente Mattarella, in appoggio al primo Maggio 2025 che CGIL CISL UIL hanno dedicato a questo angosciante problema.
Se non si parte da questa semplice verità, anzi si fa di tutto per annegarla nell’indistinta “responsabilità di tutti e di nessuno”, la situazione non cambierà.
O ci saranno risposte di circostanza, elusive e perfino controproducenti. Come quella di dare soldi alle cosiddette “imprese virtuose”, dimenticando che il diritto alla salute e alla sicurezza dei lavoratori corrisponde all’obbligo incondizionato di tutte le imprese di adempiere.
Con conseguenze anche penali che a mio parere giustificano il termine Operaicidio quando il nesso causale tra gli autori delle gravi inadempienze e la tragica sorte dei lavoratori è evidente.
Il termine Operaicidio è anche il titolo di un libro scritto a 4 mani da Bruno Giordano e Marco Patucchi, (Marlin editore), in cui gli autori parlano con cognizione di causa di questa “Emergenza infinita diventata normalità con una media di tre morti di lavoro al giorno, nella colpevole latitanza della politica e delle istituzioni”.
Evoca il femminicidio, non solo per assonanza lessicale, ma è ben lontano dall’essere riconosciuto, nonostante siano evidenti le responsabilità soggettive e di sistema, come nel caso della giovane mamma Luana D’Orazio di cui ha parlato il Segretario Generale della UIL Pierpaolo Bombardieri nel suo discorso a Montemurlo.
Il governo in carica invece le sta studiando tutte per alleggerire la responsabilità penale dei rappresentanti legali e dei preposti alla sicurezza delle imprese.
Nessuno si illude che il codice penale possa sostituirsi alla cultura della legalità e della convivenza civile che da sole basterebbero a gestire questo ed altri problemi collegati al lavoro. Ma non viviamo in un mondo idilliaco, le ispezioni serie e le sanzioni appropriate servono. Non bastano, ma sono necessarie.
L’Italia non diventerà mai un paese migliore per effetto di accomodanti relazioni tra le organizzazioni sindacali, le associazioni imprenditoriali e i governi di turno.
Il governo ha convocato a Palazzo Chigi le organizzazioni sindacali. Vedremo cosa succederà l’8 maggio, finora ha dimostrato di essere ostile al Sindacato. Quello vero che non aspira ad avere un posto a tavola ma a realizzare risultati concreti.
Come per esempio uno sgravio fiscale a beneficio dei lavoratori dipendenti in grado di aumentare il netto in busta paga. Senza considerare il non più sostenibile rifiuto del salario minimo, rispetto al quale, oggi, i 9 euro non bastano più. Se ne discute da ormai 3 anni, l’inflazione ha continuato a erodere il potere d’acquisto delle retribuzioni, il salario minimo di oggi non può essere lo stesso di allora. Lo dimostrano i Paesi Ue che lo hanno introdotto e già rivalutato.
Confindustria (Confcommercio?) si dice disponibile a debellare la concorrenza sleale che produce la pirateria contrattuale e il lavoro povero -di cui comunque le grandi imprese ad essa associate usufruiscono nelle filiere degli appalti e subappalti e nelle esternalizzazioni-, ma non vuole disturbare il governo, al quale ha sempre qualcosa da chiedere e da offrire. Parlare di alleanza, come fa la Segretaria Generale della Cisl, Daniela Fumarola, è quanto meno irrealistico.
Altra cosa è confrontarsi realisticamente e accettare anche compromessi credibili (i contratti e gli accordi lo sono di fatto), senza mettersi al servizio di modelli di sviluppo e di organizzazione del lavoro che generano precarietà strutturale.
Quando non bastano più le parole consumate dall’ipocrisia che produce rassegnazione, bisogna inventarne altre per scuotere le coscienze. Operaicidio è una di queste. Non vuole essere mera denuncia. La prevenzione si fa coinvolgendo i lavoratori e le organizzazioni sindacali.
Esistono Enti e organismi bilaterali, ma le decisioni che contano, oggi, sono unilaterali. Non sta nè in cielo nè in terra che i corsi di formazione debbano essere decisi e certificati senza la partecipazione effettiva e vincolante dei lavoratori.
O dati in esclusiva ai consulenti specializzati nel mettere a posto le carte e fare “commercio di attestati”.
In questo modo si alimenta il circolo vizioso della scadente prevenzione, non quello virtuoso che passa attraverso il coinvolgimento effettivo e normativo degli RLS e RLST, RSU o RSA.
Insomma, l’Italia è nel G7, ma in termini di occupazione e spesa sociale, stipendi, lavoro femminile e disoccupazione giovanile, in Europa e tra i Paesi OCSE occupa gli ultimi posti.
È peggiorata anche nel settore cruciale della Libertà di Stampa, dal 46° al 49° posto, nella classifica 2025 di Reporter senza frontiere. Assuefarsi non va bene. Dobbiamo reagire. Per la qualità della nostra democrazia, per noi stessi, per le future generazioni. Non è vero che il lavoro è finito. È piuttosto vero che è stato disarticolato e anche forzatamente frammentato, il che rende più difficile l’organizzazione e la rappresentanza sindacale dei lavoratori.
Più difficile ma non meno necessaria. Serve nuovo slancio. Servono motivazioni profonde e leader, a tutti i livelli, in grado di coinvolgere e orientare la contrattazione, nella condizione ibrida che riguarda tutti ed è la realtà del nostro tempo, nell’interdipendenza tra reale e virtuale.
Il bisogno di Sindacato non è venuto meno, anzi. Sta a chi ci crede davvero e ha buona memoria utilizzare bene il tesoro che essa racchiude e farlo diventare azione concreta a sostegno della sempre viva aspirazione alla giustizia sociale che in primo luogo è dimensione umana del lavoro.
A Ri-cominciare dalla Salute e dalla Sicurezza di cui hanno bisogno e diritto le lavoratrici e i lavoratori.
G.G.

Giovanni Gazzo
Author: Giovanni Gazzo

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