Da Leone XIV° sono state pronunciate parole che danno fiato alla speranza. Fare il Papa in un mondo caotico e lacerato da conflitti, che ci si illude di risolvere con le armi e con l’uso strumentale della religione, non è facile.
Ogni parola che pronuncia è alimento spirituale per tutti, anche per chi non è credente o professa una religiosa diversa. Ma è anche seme di pace e bene che si proietta nella dimensione concreta della politica, dell’economia, del sociale. Le prime parole non sono neutre. Hanno richiamato a una verità fondamentale: la dignità della persona – nel nome del cristianesimo autentico e di imperativi morali laici, anche non fideistici- non è negoziabile.
Chi non la rispetta deliberatamente si pone fuori da quella cultura che ha prodotto il meglio della storia. Una cultura che noi italiani abbiamo saputo sintetizzare in una Costituzione unitaria ed equilibrata, che -memore del tragico passato- sbarra la strada al male e progetta una società fondata sulla convivenza pacifica tra diversi e sull’equilibrio tra interessi legittimi, che non possono travalicare il rispetto degli altri.
Quando il nuovo papa dice che il male non prevarrà, non è solo una dichiarazione spirituale. É un messaggio destinato alla vita reale, radicato in una dottrina sociale che si oppone al capitalismo selvaggio e a ogni modello economico che antepone il profitto alla persona. E ancor di più lo è quando avverte, a proposito dell’intelligenza artificiale: “attenzione alle conseguenze nocive di un progresso incontrollato”, e aggiungendo che “occorre promuovere un modello di sviluppo tecnologico al servizio dell’uomo e del bene comune”.
La chiesa, alla “luce” di quanto fatto e scritto da Francesco, non è più e non vuole più essere un’autorità spirituale ambigua su questioni concrete connesse alla dignità incondizionata di ogni persona. Tra queste rientra anche la libertà religiosa, che va non solo rivendicata, ma garantita in tutti i Paesi del mondo.
Al netto dei temi sensibili -fine vita, aborto, procreazione assistita, omosessualità-, sui quali esistono differenze di sensibilità dentro e fuori la chiesa. Ma l’unico terreno di possibile conciliazione è quello della tolleranza e del rispetto reciproco. Non si può stare nel mondo senza “sporcarsi le mani” e mettersi nei panni degli “altri”.
La pace disarmata e disarmante è già un messaggio chiaro. Non si tratta di un’attesa passiva che qualcosa cambi, ma della condanna della prepotenza e dell’invito urgente ad agire. A Gaza, la carneficina continua: 18 mila bambini uccisi e un popolo intero devastato.
Anche se, formalmente, non fosse genocidio, é qualcosa che ci espelle dal l’umanità stessa.
Il nuovo “Vescovo di Roma” si pone agli antipodi rispetto a quell’America che fa uso strumentale della religione, assolve i sovversivi violenti, espelle e mette in catene gli immigrati senza rispettarne diritti e procedure, taglia gli aiuti alimentari e sanitari causando la morte di migliaia di bambini poveri.
L’eredita di Papa Bergoglio -straordinariamente espressa nell’Enciclica Laudato Si’- non è patrimonio solo dei cattolici. É fonte di di ispirazione per credenti e non credenti, agnostici e persone di ogni religione. Serve a civilizzare l’economia e umanizzare il lavoro.
Per questo, i tentativi di banalizzare la forza universale del suo messaggio coincidono con gli attacchi dei reazionari come quelli di Steve Bannon- a Papa Prevost, con frasi che offendono l’intelligenza e la storia degli stessi Stati Uniti d’America.
Tutto ciò basta e avanza per comprendere che, nel segreto dell’urna, i cardinali hanno fatto una buona scelta.
In attesa di capire come interpreterà pienamente la sua missione universale, contano la sua storia, la sua formazione, aver lavorato sia in America del nord che in America Latina, le sue radici europee e l’essere espressione di un cristianesimo senza confini. che costituisce uno dei motori della storia e dello sviluppo umano.
Difficile separare il concetto di uguaglianza da questa radice, così come difficile é separarlo dallo sviluppo della democrazia, che dà privilegio per é diventata, nel tempo, diritto per tutti. Anche se oggi c’è chi vorrebbe riportarla indietro, piegandola allo strapotere di pochi, sacrificando i diritti dei cittadini e dei lavoratori.
La strada della pace, della giustizia sociale, dell’amicizia dei popoli, rimane in salita. Ma ora abbiamo un Papa scalatore e costruttore di ponti, che prosegue sulla via tracciata da Francesco.
Certo, non è un discorso che si possa liquidare con poche battute. Ma nessuno -laici in primis-, puó mettere in discussione che il cristianesimo pone la persona al centro, con implicazioni chiare, inequivocabili e irreversibili.
L’eredità più alta che Francesco lascia al mondo è quella di un cristianesimo che non separa la dimensione spirituale da quella umana .
L’”Occidente” si è sviluppato a partire dalla centralità della persona, dalla sua dignità nel mondo reale, del valore unico di ogni essere umano, della cultura comunitaria.
Cristianesimo, essere umano, libertà e responsabilità, cultura dei diritti, pensiero democratico, impegno individuale e collettivo: questo cammino non si è fermato e non si fermerà.
G.G.
