La precarietà che stronca i sogni di tanti giovani, si può e si deve eliminare. Essa deriva dallo squilibrio relazionale tra imprese e lavoratori, contrario alla lettera e allo spirito della nostra Costituzione.
Combatterla è un diritto-dovere civile, anche in risposta al tentativo politico di sabotare i 5 Referendum dell’8 e 9 Giugno su lavoro e cittadinanza.
Rientrano nella precarietà socialmente irresponsabile tutti quei contratti di lavoro che potrebbero e dovrebbero essere a tempo indeterminato e invece sono a termine. I rapporti di lavoro forzatamente a tempo parziale, spesso solo formalmente.
contratti pirata e di filiera, rispetto ai quali le grandi imprese non vogliono assumersi le proprie responsabilità nei confronti delle imprese appaltatrici che, senza vincoli e “clausole sociali”, sfruttano i lavoratori e mettono a rischio la loro salute e sicurezza.
Ultimissimo caso in ordine di tempo, quello della Valentino Bags Lab srl, che “agevola lo sfruttamento negli opifici cinesi” e viene messa in Amministrazione giudiziaria dalla Procura di Milano. Si allunga l’elenco delle grandi aziende e firme coinvolte.
I referendum dell’8 e 9 giugno rappresentano una straordinaria opportunità per migliorare la vita delle lavoratrici e dei lavoratori, per acquisire una consapevolezza più moderna e realistica del concetto di cittadinanza.
A vantaggio nostro e delle future generazioni, alle quali abbiamo il dovere di lasciare un mondo migliore di come l’abbiamo ereditato, con una economia di scopoche metta il profitto in equilibrio con la sostenibilità sociale e ambientale.
Scrivere che “i lavoratori oggi potrebbero farsi pagare di più se avessero un sindacato capace di imporre ai datori di lavoro retribuzioni più in linea con il valore di ciò che producono”, e nel contempo criticare i 4 referendum sul lavoro, come fa Tito Boeri su la Repubblica del 15 maggio 2025, significa ignorare (volutamente?) che il precariato si ripercuote negativamente anche nella contrattazione nazionale di categoria e aziendale.
Lo sanno tutti che per le lavoratrici e i lavoratori instabili la libertà sindacale non esiste, con relativo indebolimento del potere contrattuale del sindacato.
Anche per questa ragione la precarietà va considerata una vera e propria malattia socialeuna ferita aperta della democrazia
Quanto di più diseducativo nei confronti dei giovani che escono dalle scuole e dalle università con buone competenze e talenti, ma spesso si vedono offrire contratti e condizioni di lavoro scoraggianti. Urge riconsiderare la Responsabilità Sociale d’Impresa in maniera cogente, troppi contratti aziendali usano parole e formule che si allontanano dal dettato costituzionale.
I referendum dell’8 e 9 giugno puntano ad abrogare norme che in tempi diversi furono concepite in nome di una “flessibilità in entrata e in uscita” il cui scopo si è rivelato essere quello di pagare meno i lavoratori, indebolire strutturalmente il sindacato e la contrattazione. Costa ammettere che l’obiettivo è stato raggiunto.
Siamo arrivati all’assurdo che assumere a tempo determinato è diventato normale, in violazione anche della Direttiva europea 1999/70 con la quale si sancì il carattere ordinario del contratto di lavoro a tempo indeterminato. A riprova del fatto che occorre agire sia per modificare la normativa nazionale, sia per fare rispettare i diritti esistenti, con maggiore e più coerente impegno sindacale.
Insomma, che ci si arrivi l’8 e 9 giugno in tempi e modi diversi, la rilevanza dei temi/problemi riportati al centro dell’attenzione dai 5 quesiti referendari, è indiscutibile.
Il problema del lavoro non si risolve suddividendo lo stesso monte ore a più persone. Servono investimenti e piani straordinari commisurati alle transizioni epocali in corso, il cui scopo dichiarato dev’essere quello di migliorare la vita delle persone anziché renderla più incerta e angosciante.
Senza riequilibrio normativo e culturale, la democrazia economica diventa un miraggio .
Cadono le braccia nel leggere che “con la legge Sbarra si scrive una pagina storica, una svolta non solo normativa ma anche culturale”, secondo la Segretaria Generale della CISL, Daniela Fumarola. In quale mondo vive?
A parte che “Legge Sbarra” è una sua invenzione, la legge definitivamente approvata dal Senato il 14 maggio 2025  in verità tramuta il diritto alla partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese previsto dall’art. 46 della Costituzione, in facoltà delle imprese di aderire o no. La parola diritto è sparita, altro che svolta storica.
Scrive sul Quotidiano della Confindustria, il Sole 24 ore, l’avvocato Fabrizio Daverio, dello Studio legale Daverio & Florio, appositamente intervistato: “la legge si limita a prevedere la possibilità, non l’obbligola scelta è lasciata alle imprese e (solo se) ai contratti collettivi. Il nodo sta e starà, dunque, nella sua reale applicazione. Tale intreccio di condizioni rende poco probabile la concreta attuazione”. Chiaro?
O ci si carica di umiltà e responsabilità pari al dovere di rappresentare degnamente i lavoratori, anteponendo i loro interessi a quelli di “parrocchia”, o, altrimenti, sarà più facile parlare di fallimenti che di conquiste storiche. È la responsabilità principale sarà di coloro che non vogliono disturbare il potere economico e politico e si accontentano di parole e formule vuote da spendere nel mercato della comunicazione.
Personalmente voterò 5 Si con profonda convinzione. Capisco e rispetto chi la pensa diversamente. Comunque vada ritengo che sarà una pagina di democrazia e di partecipazione del basso. Con un Sindacato ancora una volta colpevolmente e “innaturalmente” diviso. Di storico al momento c’è solo questo. E chi ne è protagonista in negativo può brindare solo di nascosto assieme ai concessionari di questo regalo che “a lor signori” non costa niente ma rende molto.
G.G. 

Giovanni Gazzo
Author: Giovanni Gazzo

Giovanni Gazzo

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