Pulizia etnica o genocidio? Pioggia di bombe e sofferenze indescrivibili. Umanità in frantumi. 
È proprio necessario soffermarsi sulla terminologia per condannare senza mezzi termini lo sradicamento programmato, violento e criminale dei palestinesi dalla loro terra?
Tanti cittadini del mondo condividono la definizione più grave, per quanto vedono con i loro occhi, nonostante la ferrea volontà del governo israeliano di non far sapere quello che da 19 mesi avviene  a Gaza e in Cisgiordania. Nonostante siano già stati uccisi 200 giornalisti. 
Genocidio è la parola chiave del 900 per comprendere l’abisso di disumanità nel quale si può precipitare senza robusti anticorpi. Costituzioni e istituzioni democratiche, organismi sovranazionali che promuovono la cooperazione e scoraggiano prepotenza militare, sono nati con questa dichiarata volontà.
Il ripudio della guerra ha questo significato, morale civile e culturale prima ancora che giuridico. La sacralità della persona è figlia di una civiltà inconciliabile con l’orrore quotidiano di Gaza. Dobbiamo mobilitarci collettivamente.
Per evitare che la dismisura del male diventi sempre più sproporzionata a danno dei civili e dei bambini in modo particolarmente crudele.
Con l’intollerabile penuria di cibo, acqua potabile ed elettricità, come cinica e spietata strategia militare. È evidente che siamo di fronte a crimini contro l’umanità.
Anche gli “aiuti umanitari” sono diventati una guerra nella guerra che ha causato le dimissioni dell’amministratore delegato di Gaza Humanitarian Foundation, Jake Woodper l’impossibilità di rispettare i principi di umanità, neutralità, imparzialità e indipendenza”.
A questo si aggiunge la decisione (illegale) di autorizzare la nascita di altre 22 “colonie di occupazione” che indica chiaramente dove vuole arrivare il governo Netanyahucosti quel che costi.
Assurdo prendersela con gli ebrei/israeliani in quanto tali, buona parte dei quali avversano il governo dall’interno e dall’esterno, come nel caso della Senatrice Liliana Segre e della scrittrice Anna Foa che recentemente ha pubblicato Il suicidio di Israele (Casa editrice Laterza).
Non possiamo più limitarci alla generica disapprovazione. 
Se restiamo in silenzio diventiamo complici. Non siamo pochi ne soli, anzi. Il problema come sempre è unire le forze.
L’umanità non è di parte. La fanno diventare tale gli opportunisti di professione che vivono di contrapposizione manichea e proferiscono parole di circostanza senza seguito.
Come quelle pronunciate dal nostro Ministro degli esteri Tajani, il quale, in Europa dice di essere contro gli estremisti filonazisti e antieuropeisti, in Italia è alleato di governo con chi si dichiara amico di questi pericolosi reazionari, dicendo e facendo le stesse cose.
Parliamo di quel Salvini che è arrivato a dire: “ Se Netanyahu venisse in Italia sarebbe il benvenuto. I criminali di guerra sono altri”.
Tutti sanno che sul capo del governo israeliano pende un mandato di cattura per crimini contro l’umanità.
Il governo italiano può e deve assumere decisioni coerenti con i “due popoli e due stati”, come il riconoscimento della Palestina e la messa in discussione degli accordi in essere, come stanno facendo o hanno già fatto altri Paesi europei.
Fosse per il Governo Netanyahu e i suoi più stretti alleati, non saremmo a conoscenza dei nove figli (su 10) della dottoressa Alaa al-Najjar carbonizzati in un solo colpo, emblema di una coscienza troppo sporca per essere associata alla nostra stessa “civiltà”. Civiltà di cosa?
La parola genocidio va pronunciata con profonda consapevolezza, per ciò che ri-evoca.
Saranno i giuristi e gli storici a chiarire se corrisponde a quanto ha pianificato e continua a fare il governo Netanyahu a Gaza e in Cisgiordania a seguito del “7 ottobre 2023”.
Da condannare senza mezzi termini come ogni atto di terrorismo, chiedendo l’immediata restituzione degli ostaggi ancora vivi e di quelli purtroppo morti. Ma è sbagliato sostenere che questa storia inizia con quell’orribile massacro perpetrato da Hamas. Viene da molto più lontano e andrà avanti così fino a quando la Palestina non sarà uno Stato ma solo una prigione a cielo aperto dove “vivere” sotto stretta sorveglianza. Due popoli due stati deve corrispondere a una nuova Gerusalemme liberata dall’odio, simbolo ed epicentro di un mondo che si riconosce nell’universale umano. Il suo opposto è il fanatismo alimentato dal potere tossico che sta massacrando un popolo e allontanando la pace. 
G.G. 

Giovanni Gazzo
Author: Giovanni Gazzo

Giovanni Gazzo

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