Il lavoro è il fondamento della Cittadinanza. Il mercato non è un’altra Repubblica parallela: i principi costituzionali valgono anche nei luoghi di lavoro. È proprio li che si misura la convivenza civile basata sull’equilibrio armonico tra diritti e doveri e sul riconoscimento della dignità delle persone.
Senza educazione e formazione di qualità costituzionale, la società diventa un insieme di pezzi che non fanno mosaico.
Ben venga la tecnologia che promuove sviluppo e benessere, salute e sicurezza, che libera tempo, aiuta a lavorare meglio, educa alla democrazia e la rafforza, sia dal punto di vista economico che sociale, ambientale, civile e culturale, politico e istituzionale.
Senza diritti non si è cittadini; senza lavoro che libera la persona dal bisogno, ancor meno. Il lavoro precario a tempo indeterminato offende e umilia i giovani. La pirateria contrattuale che si abbatte su lavoratrici e lavoratori di tutte le età non è qualcosa di inevitabile, ma di “architettato” per convenienza.
Se nei gruppi dirigenti e in chi ci governa scarseggiano educazione, formazione e cultura istituzionale, ciò si riflette inevitabilmente a tutti i livelli, in primo luogo nella struttura portante dell’economia e del lavoro.
È democrazia offesa, uno squilibrio che si ripercuote su tutto.
L’Italia, oggi, è un insieme di realtà regionali e territoriali, “gruppi di pressione”, imprese e istituzioni senza bussola e senza orizzonte comuni, con fratture provocate e protette dall’alto.
Un Paese con invidiabili eccellenze e diffuse sofferenze che tendono ad aggravarsi. In mezzo, un “ceto medio” schiacciato verso il basso dal punto di vista retributivo e ulteriormente penalizzato da quello fiscale. Una vastissima area di cittadini, lavoratori e pensionati doppiamente penalizzati dall’inflazione e dal fiscal drag. È un dato di fatto, non è un giudizio.
Una condizione penalizzante per milioni di concittadini e per tanti giovani che non intravedono un futuro di lavoro e di vita.
Il giudizio negativo sulla legge di Bilancio in discussione in Parlamento non solo è doveroso, ma dev’essere accompagnato da proposte responsabili e da un impegno conseguente.
Impossibile uscirne solo coni conti a posto” che tranquillizzano i mercati finanziari ma inquietano persone e famiglie.
Impossibile invertire la rotta senza investimenti corposi e ad impatto misurabile, per quantità e qualità degli obiettivi da perseguire. In cima a questi c’è la bonifica del mercato del lavoro, alla quale devono contribuire anche le grandi imprese nelle filiere produttive dove sono capofila: altrimenti non cambia nulla.
Il lavoro deve permetta di vivere dignitosamente. Ci siamo abituati – e abbiamo permesso che ci si abituasse – a considerarlo un bene di consumo da acquistare a misura o affittare a tempo.
Il tentativo in atto di stoppare le procure della Repubblica che stanno facendo emergere il marciume interno a certe filiere della Moda è vergognoso. Va contestato.
Il debito pubblico sostenibile è nell’interesse di tutti, ma si può spendere o risparmiare con finalità opposte: il governo sta scegliendo a scapito della spesa sociale e produttiva, del benessere presente e futuro.
I debiti, peraltro, sono un macigno per molte famiglie che non riescono a pagare le rate, quasi sempre per il lavoro che si perde o lo stipendio che non basta.
Governare bene significa fare investimenti mirati il cui valore aggiunto risiede nel promuovere sviluppo economico e sociale insieme, distribuendo con equilibrio la ricchezza prodotta tra imprenditori/azionisti/dirigenti/amministratori, lavoratori e collettività, sia direttamente che mediante imposte e contributi sociali.
I beni comuni – sicurezza e salute dei cittadini, previdenza, scuole, strade, trasporti, tutela del patrimonio ambientale e culturale -, derivano solo ed esclusivamente dalla equilibrata distribuzione della ricchezza prodotta.
Se questa viene meno, si riproduce all’infinito una sorta di coazione a ripetere delle iniquità che nessun tasso di crescita, per quanto auspicabile e robusto, può colmare.
La Legge di Bilancio proposta dal governo non genera crescita significativa del Pil nè sviluppo di scopo, con l’aggravante dei 200 miliardi del Pnrr che stanno realizzando il miracolo al contrario descritto in questo articolo dell’Huffingtonpost del 18 novembre 2025 a firma di Claudio Paudice.
Doveva essere un’occasione storica per raddrizzare l’Italia, quella offerta dal Next Generation Eu: di storico c’è solo il preannunciato fallimento dello scopo per cui furono concessi circa 200 miliardi, 68,9 dei quali a fondo perduto.
Altro che pregiudizio nei confronti del governo Meloni: Cifre, date e condizioni sono inconfutabili. Nella manovra finanziaria con ci sono investimenti che prospettino un futuro migliore. I giovani sono spariti dall’orizzonte
Intanto il Paese è sommerso da polemiche inconcludenti che mirano a distogliere l’attenzione dai problemi veri e da fatti gravissimi che mostrano come si usano le istituzioni per fini politici.
Illuminante è l’approccio antidemocratico all’esercizio dei poteri del Garante della Privacy, posto agli ordini di politici e partiti di governo, fino a violare i diritti dei suoi stessi dipendenti.
E che dire degli attacchi al nostro Presidente della Repubblica?
Chi mira a lui attacca dall’interno il presidio più alto della nostra democrazia, col silenzio-assenso di governi e forze politiche illiberali che lo vedono come il fumo negli occhi per i valori che lui difende e “loro” avversano senza pudore.
Non è una cosa positiva per l’Italia che Presidente della Repubblica e Presidente del Consiglio siano così diversamente orientati su questioni di vitale importanza per il futuro dell’Italia e dell’Europa, ma se ciò corrisponde al vero è bene prenderne atto ed esserne consapevoli.
Il Presidente Mattarella rappresenta con dignità e onore l’Italia nel mondo, riscuote l’apprezzamento dalla stragrande maggioranza dei cittadini italiani: Il 73% secondo un’indagine dell’Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis.
Un miracolo per un paese spaccato e scontroso al su interno come l’Italia.
Teniamocelo stretto e stringiamoci attorno alla memoria della storia repubblicana che la sua persona rappresenta anche per le future generazioni.
G.G.

Giovanni Gazzo
Author: Giovanni Gazzo

Giovanni Gazzo

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