Il capitalismo malato è al servizio dell’individualismo e ignora la funzione sociale e la responsabilità morale della finanza”. L’Arcivescovo Mario Delpini non è uno che le manda a dire.
Davanti alle ammutolite “autorità” milanesi e lombarde ha pronunciato un “Discorso alla città”, estensibile all’Italia e alla situazione geopolitica, dal titolo eloquente: Facciamoci avanti per riparare la casa comune. Per “aggiustare il mondo” Un invito alla partecipazione e alla responsabilità. Per rigenerare la finanza, l’economia e il lavoro. Creare integrazione sociale, convivenza civile e culturale all’insegna dell’umano: il linguaggio universale della vita che tutti capiscono.
L’’ultimo rapporto del Censis fotografa un Paese più povero e sfiduciato che ha bisogno di sperare in un futuro migliore ma ne teme uno peggiore .
Le minacce e le offese che ci piombano addosso sono senza precedenti: le parole riflettono pensieri e anticipano azioni. Trump è un nostro “avversario”. Così ha deciso.
E bene tenerlo presente quando affrontiamo i problemi di casa nostra, alla luce della sua “scuola di pensiero” che tanto affascina chi ci governa.
La sceneggiata sull’oro della Banca d’Italia contribuisce a distogliere l’attenzione dai problemi veri. È fumo negli occhi.
Chi vuole sapere dove vogliono andare a parare può leggere questo calibrato commento dell’ex Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini.
Servono più medici e infermieri per garantire i livelli essenziali delle prestazioni (Lep) in tutte le regioni d’Italia, si stanziano miliardi per comprare armi e reclutare soldati, anziché operare per la difesa europea.
Il Presidente Mattarella prefigura “esiti drammatici dalla mancata difesa comune”. Esiti drammatici… Chi e perché scientemente li sottovaluta?
Improvvido sostenere che, così facendo, si difende l’interesse nazionale.
Insopportabile mettere l’Italia al servizio di Trump e della sua disumanità aggressiva.
Di chi predica e pratica la legge della forza e quella degli affari.
Egli ha già divorziato malamente dall’Unione europea e dai suoi valori, che sono anche i nostri. Difenderci dalla sua ostilità è un dovere. Perché non lo si fa?
Nella strategia di chi ci governa c’è l’azzeramento della memoria e la conseguente riscrittura della storia, sulla scia dell’attacco frontale alla democrazia e allo Stato di diritto, che non proviene dagli Stati Uniti ma da chi li governa, arbitrariamente ed autoritariamente, in questo momento storico di cruciale importanza per il futuro dell’umanità.
In Italia non esistono le condizioni per agire allo stesso modo, ma ormai è chiaro che il governo va in quella disastrosa direzione.
Si va avanti con Leggi che delegano il governo ad emanare decreti successivi, a sua “discrezione”, come nel caso del DDL n.144 del 26 settembre 2025 in materia di retribuzione e contrattazione collettiva, con il quale si è affossato il salario minimo e si mira a sdoganare la pirateria contrattuale anziché combatterla. Con il condono edilizio si tenta di replicare lo stesso metodo.
Vogliono restaurare il vecchio liberismo che protegge chi commette reati a danno di malcapitati lavoratori immigrati e italiani, che consumano sè stessi in locali malsani e fatiscenti, per garantire “lussuosi” profitti a i signori della moda. Altro che mele marce: caporalato e sfruttamento in questo settore fanno sistema. Trafficanti di lavoratori di professione.
Perciò è importante sostenere l’appello No al caporalato Made in Italy che chiede la soppressione dell’art.30 del disegno di legge 2673, con il quale si mira a garantire uno “scudo penale” ai responsabili delle imprese committenti.
È evidente che il pesce puzza dalla testa.
Un sistema moda tanto scintillante all’esterno quanto marcio all’interno, con un governo che fa da pronto soccorso ai responsabili di gravi reati, anzichè preoccuparsi di sradicare lo sfruttamento che calpestata la dignità dei lavoratori, italiani e immigrati, perlopiù ricattabili per disperato bisogno di lavorare anche solo per sopravvivere e dare pane ai figli.
Il sistema produttivo del Paese “per fortuna” non è tutto così, ma non c’è dubbio che il sistema di appalti e subappalti va riconcepito.
Folle ipotizzare che legalità sia sinonimo di inefficienza e lentezza. Da “terzo mondo” perorare un silenzio assenso alla rovescia che si tramuta in un passepartout di corruzione e illegalità.
Resistenza e resilienza sono virtù di valore superiore ancorate a una memoria che fa sentire acutamente il pericolo di tornare indietro.
Si parla e straparla tanto di Nazione e Stato, ma al momento del dunque si favoriscono interessi privati opachi a danno del bene comune.
A chi da fastidio una pubblica amministrazione attrezzata, organizzata ed efficiente, al servizio dei cittadini?
A chi fa comodo uno Stato ringhioso con le persone fragili e remissivo con i prepotenti? Torna in mente il caro e amato Franco Battiato…
Povera Patria, schiacciata dagli abusi del potere, di gente che non sa cos’è il pudore, nel fango affonda lo stivale dei maiali”.
E alla vigilia del centenario della morte di Piero Gobetti, giovane intellettuale antifascista, morto prematuramente dopo essere stato massacrato di botte da squadristi di regime, è importante ricordare che non bisogna mai rassegnarsi.
È sempre tempo di resistenza e resilienza. Specialmente quando “il tempo peggiora”. Alle persone di buona volontà il compito di alimentare la speranza.
A chi si occupa di lavoro e lavoratori in primo luogo. Per far capire a imprese e imprenditori che il merito non può essere scollegato dal valore superiore della vita delle persone. Che la vera competitività e il vero merito consistono nel migliorare il benessere collettivo, nell’includere e non nell’escludere e discriminare. Anche loro hanno bisogno di formazione. Leggere il discorso del Cardinale Delpini fa bene a tutti.
G.G.

Giovanni Gazzo
Author: Giovanni Gazzo

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