Il lavoro è malato. E in parecchi casi gravemente ammalorato.
Un Made in Italy di cui essere poco orgogliosi.
Prodotto da imprenditori e manager senza qualità civili e sociali all’altezza di una economia moderna.
Dalla cattiva politica e dalle istituzioni che chiudono un occhio e talvolta tutt’e due di fronte a diritti umani dei lavoratori calpestati a cielo aperto.
Come dimostrano le inchieste in continuo aumento della magistratura, nonostante il muro di gomma di una parte della politica e delle istituzioni che favorisce il caporalato, lo sfruttamento e il precariato, strettamente apparentati.
Morti violente, squilibri e malessere derivano da norme e sistemi produttivi a filiera, concepiti per generare i fenomeni che ipocritamente si dichiara di voler combattere, quando si verificano morti sul lavoro di particolare impatto emotivo, come quella del bracciante agricolo Satnam Singh.
O si rimettono al centro le persone nella legalità e nella corretta relazione con l’equilibrio economico delle imprese, che nessuno contesta, oppure continua a prevalere l’ipocrisia politica e istituzionale, come quella evidente dell’attuale Ministra del lavoro Calderone.
Ministra delle imprese, tanto solerte nei loro confronti quanto chiusa ai bisogni e ai diritti dei lavoratori che sarebbe suo dovere far rispettare.
Se nel lavoro non c’è umanità, non c’è niente.
Nessuno merita di morire nel modo barbaro e crudele in cui è morto Satnam Singh e dopo di lui altri ancora, in drammatica continuità con la media italiana dei tre morti al giorno e “un infortunio al minuto”.
Nessuno merita di stare male nei luoghi di lavoro per evidente squilibrio relazionale imposto gerarchicamente.
Le cause sono diverse e convergenti, una di queste è la carente formazione umana e civile di molti imprenditori e manager -per fortuna non tutti e non la maggioranza, ma comunque tanti e in grado di inquinare l’intero sistema produttivo-, che sanno solo comandare e aggirare i diritti dei lavoratori.
Chi vuole misurare la salute democratica del nostro Paese, non si lasci prendere solo dalle “grandi riforme” prospettate dal governo, ma osservi e valuti qui e ora cosa succede nel profondo del mondo del lavoro. La superficie e le facciate ingannano…
Quanti lavoratori muoiono e in che modo ogni giorno.
Quanti se ne infortunano, anche gravemente.
Quanti sono soddisfatti o insoddisfatti (e perché) del proprio lavoro.
Se c’è equilibrio tra i diritti e i doveri, tra la dimensione economica e quella sociale dell’impresa, alla luce di comportamenti imprenditoriale di gravita inaudita, come quello che ha favorito la morte del lavoratore Satnam Singh.
Cosa ci comunica la vita da lavoratore sfruttato e la morte impietosa di questo bracciante agricolo indiano?
Come ci sentiamo nei confronti della giovane moglie Sony, alla quale viene concesso un permesso di soggiorno speciale per motivi di giustizia?
Di quale giustizia straparla il governo se viene negato a centinaia di migliaia di lavoratori che si trovano nelle stesse condizioni sue e del suo povero marito?
Alle organizzazioni sindacali il compito di contestare nel merito il governo e di rivendicare i cambiamenti necessari affinché il lavoro sia sinonimo di dignità per tutti.
Se si “lascia fare”, come si sono lasciati crescere lo sfruttamento e il precariato di mera convenienza delle imprese, può succedere di tutto, come nei fatti succede ancora nell’indifferenza di quella parte della politica e delle istituzioni che ancora danno copertura agli imprenditori irresponsabili.
Quelli che rubano diritti e salario ai lavoratori, sia immigrati che italiani, più ricattabili, costretti ad accettare le loro condizioni.
I morti sul lavoro e da lavoro strutturalmente insicuro -dietro i quali c’è una infinità di infortuni gravi, di malattie professionali e malessere che evidenziano modelli di impresa estranei alla nostra Costituzione-, sono figli di questa irresponsabilità che fa blocco politico e sociale.
I ministri del Lavoro Calderone e dell’Agricoltura Lollobrigida rappresentano l’emblema dello sbilanciamento acritico del governo a favore delle imprese e degli imprenditori.
Se questi si scagliano contro l’Europa, ricevono pieno appoggio politico.
Quando non rispettano i diritti dei lavoratori, solo parole di circostanza, mai decisioni commisurate al degrado di (e in) una parte del sistema produttivo che però incide sull’intero sistema produttivo e, in ultima analisi, sulla democrazia sostanziale connessa al lavoro e alla sicurezza sociale.
Altro che patente a punti e mistificazioni varie, alle quali purtroppo anche qualche sindacalista/organizzazione sindacale fornisce copertura.
Personalmente sono tutt’altro che giustizialista e credo che in carcere ci si debba andare solo per motivi gravissimi, ma tenuto conto che ci vanno persone anche giovanissime per reati “minori”, mi domando perché l’imprenditore che ha abbandonato al proprio destino il povero Satnam non sia stato arrestato.
Forse che un tipo del genere non può inquinare le prove a suo carico?
Le responsabilità anche penali delle imprese nei confronti dei lavoratori, vanno fatte rispettare senza condizioni.
Agevolazioni, stimoli e sgravi sono diventati l’alibi per giustificare gli inadempimenti.
Uno di questi è l’obbligo incondizionato alla formazione a totale carico dell’impresa di cui all’art.37 del Decreto Lgs 81/08.
Bisogna smetterla di considerare l’illegalità come una conseguenza dell’impossibilità delle imprese a inquadrare e retribuire regolarmente i lavoratori e perfino ad erogare la formazione obbligatoria.
Lo si vuole capire o no che il più delle volte si tratta di pura convenienza degli imprenditori e dei loro manager?
La bravura di questi spesso consiste solo nel saper “spremere” i dipendenti.
Come nel caso (non isolato ma piuttosto di scuola ) del Supermercato MD di Brandizzo, la cui direttrice si esprime in maniera tanto scurrile quanto offensiva e arrogante nei confronti delle lavoratrici, come dimostra questo audio che ha fatto scattare la sacrosanta mobilitazione sindacale per iniziativa della UILTuCS Piemonte.
Questo è l’esempio perfetto del moderno manager aziendale, rappresentativo di una filosofie aziendali che riducono la formazione al dare e ricevere ordini e che concepiscono gerarchicamente la gestione del personale, tanto più autoritaria e oppressiva nei confronti delle persone più fragili.
Non è questo il lavoro concepito e prescritto dalla nostra Costituzione.
Perciò vale la pena ed è doveroso battersi per ridargli il valore e l’importanza che merita.
Le forze politiche e le organizzazioni collaterali che sostengono il governo Meloni sono parte del problema.
È inutile girarci intorno.
Può farci cambiare idea solo attraverso atti formali e sostanziali coerenti con la necessità di invertire la tendenza e mediante accordi sottoscritti con le Organizzazioni sindacali.
Il resto è propaganda e fumo negli occhi.
G.G.
