Se in economia e nel lavoro l’illegalità è diffusa in quantità e modalità tali da generare lavoro precario e sfruttamento, derivanti da norme e comportamenti  concepiti per favorirla, ciò dipende principalmente dall’alleanza tra il peggio della politica, i dirigenti pubblici asserviti e talvolta infedeli, la parte marcia delle imprese e degli imprenditori.
Questa è la filiera dell’irresponsabilità che produce ricchezza e vantaggi senza merito per pochi; miseria, problemi, insicurezza, malessere psicofisico e spesso oppressione per tante/i lavoratrici e lavoratori perennemente sotto ricatto di capi e capetti agli ordini di imprenditori senza anima, per i quali “il fine giustifica i mezzi”.
Affaristi, più che imprenditori, nel tempo sbagliato dell’intelligenza artificiale che ci comunica la sua impotenza a operare a fin di bene, se quella umana la utilizza per fini opposti.
Nei confronti di questi soggetti, lo Stato, cioè la collettività, lungi dall’essere l’oppressore di cui spesso si farnetica, è vittima di soprusi e saccheggi di cui sono piene le cronache, che peraltro riportano solo una parte dei crimini sociali, e anche di carattere penale, commessi da costoro.
Urge una correzione di rotta.
Discutere va sempre bene, ma bisogna passare all’azione concreta, ciascuno come può, dove può, essendo inimmaginabile una mitica ora x in cui, a livello internazionale e dei singoli paesi, tutti si mettono d’accordo con tutti gli altri interlocutori per mettere fine alla concorrenza sleale basata sullo sfruttamento delle persone.
Non esiste una simile prospettiva, ciascuno deve agire all’interno del proprio mondo, nella prospettiva del fattibile, di ciò che dipende da ciascuno e da ciascuna organizzazione.
Il che non è tutto, ma nemmeno poco.
Chi crede nel lavoro dignitoso non deve dare tregua ai soggetti che in tutti i modi tentano di coprire il sistema del lavoro sporco per conto terzi che coinvolge inequivocabilmente le imprese committenti.
Come ancora una volta emerge dal caporalato con feroce sfruttamento e bastonate nelle Langhe, dove gli stolti di varie etnie/nazionalità sono accomunati dallo stesso “spirito animale”.
Tra le sanzioni previste a carico di chi si macchia del reato di sfruttamento, bisognerebbe prevedere anche le pubbliche scuse nei confronti delle persone offese e la cancellazione per almeno un turno dalle elezioni politiche e/o amministrative.
Non serve indignazione fine a sè stessa, occorre impegno concreto e continuo, ciascuno per la propria parte.
In Italia il malessere da lavoro e nel lavoro ha raggiunto livelli record di cui il governo non si cura, anzi contribuisce ad incrementarlo attraverso il peggiore ministro del lavoro di sempre.
Non certo per carenza di competenze e capacità, ma per scelta di campo sbilanciata a favore delle imprese, oltre il “comune senso del pudore”, nei confronti delle loro malefatte.
La patente a punti che propone per combattere i morti sul lavoro e da lavoro, gli infortuni e le malattie professionali, è semplicemente ridicola e anche offensiva.
Una autentica presa in giro, secondo il Segretario Generale della UIL Bombardieri e di tutti coloro che sentono il dovere di ribellarsi all’ostruzionismo politico e istituzionale che emana da ciò che fa e non fa questa Ministra per conto del governo di cui fa parte.
L’unica cosa ormai chiara dopo 20 mesi di legislatura è che siamo di fronte a un esecutivo disinteressato a operare con equilibrio, per il quale le leggi si cambiano o non si toccano, per mera convenienza e con spirito di parte.
Culturalmente estraneo agli ideali risorgimentali da cui sono nati il sentimento per l’unità d’Italia e il concetto di Patria, riconducibili a figure storiche come Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi e Cavour.
I fascisti di ieri, la Patria, l’hanno tradita e disonorata; quelli di oggi ne confermano questa triste sostanza attraverso nuove forme di razzismo e di negazione dei diritti umani, senza i quali la retorica sulla nazione e sul patriottismo è semplicemente ingannevole e fuorviante.
Se prima avevamo qualche dubbio, adesso è certo che non si sta usando il Pnrr in funzione del risanamento e del riequilibrio economico e sociale, a partire dal lavoro, dalla parità di genere e dal grave problema demografico che in qualche modo sono legati uno all’altro.
Gli esperti veri lo dicono in tutte le lingue. “La nostra struttura demografica sta cambiato rapidamente e renderà il nostro modello sociale ed economico insostenibile nel medio e lungo periodo” (Prof. Maurizio Ferrera, Università degli Studi di Milano).
Autentico discrimine tra i politici dozzinali e quelli di spessore che operano nel presente rielaborando le radici valoriali del nostro migliore passato per generare futuro integralmente e strutturalmente sostenibile.
Come, se non attraverso l’umanizzazione dei lavoro con al centro la persona e le persone?
G.G. 

Giovanni Gazzo
Author: Giovanni Gazzo

Giovanni Gazzo

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