La legge morale che c’è dentro di noi” è la madre e il nutrimento dei diritti umani. Del passaggio decisivo dalla sudditanza alla cittadinanza. Nel lavoro e nella parità incondizionata, anche di genere, che riconosce la stessa dignità a ogni persona.
Non esiste motore di sviluppo più potente, ma non basta scriverli sulla Carta.Vivono e si sviluppano o regrediscono nel divenire incessante delle diverse dimensioni della convivenza, nei programmi di educazione e formazione, nel pluralismo culturale e nello spirito delle leggi. Spirito: non si vede e non si tocca, ma esiste e incide.
Proprio per questo è compito di chi governa e amministra la cosa pubblica “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Non il contrario, come avviene quando si aggiungono nuovi ostacoli anziché rimuovere quelli esistenti. Come è successo e si sta ancora verificando nel lavoro.
I diritti umani sono incompatibili con qualsiasi forma di violenza che privi la persona della sua “naturale” libertà.
Attorno all’arresto arbitrario di Cecilia Sala si deve riflettere bene.
Il suo arresto rappresenta un enorme problema politico, pari all’importanza del come liberarla nel più breve tempo possibile da un regime con il quale è necessario “trattare” con realismo, ma nella consapevolezza di trovarsi di fronte a un “governo” che vuole ricattare l’Italia. Che opprime e reprime le donne e gli oppositori, in armi contro il nostro sistema di vita e di convivenza.
Quanto più le persone sono o diventano tristemente famose (come nel caso di Giulio Regeni, i cui genitori stanno onorando la sua memoria in modo esemplare, anche da cittadini consapevoli che la tragica sorte del figlio non è un caso isolato), tanto più bisogna rifletterci e agire da Paese che nei diritti umani e nel diritto internazionale si riconoscere pienamente.
Per il governo Meloni è una prova e anche una occasione per fare un bell’esame di coscienza all’altezza del discorso di fine anno del Presidente Mattarella.
Vale ancora l’assunto per il quale “il grado di civiltà di un Paese si misura osservando la condizione delle sue carceri”? Siamo sicuri di avere le carte in regole sugli immigrati e i CPR dove vengono “rinchiusi”?
I diritti inviolabili della persona rappresentano la più grande conquista politica della storia, di cui, come cittadini italiani ed europei, dobbiamo essere fieri. Fieri e consapevoli del rischio che corriamo di sminuirli e/o barattarli fino a perdere la memoria di quanto sono “costati” e come peggiorerebbe la nostra vita senza la formidabile “cintura di sicurezza” che essi rappresentano.
Bisogna estenderli riempirli e svilupparli, non svuotarli. Lo sviluppo tecnologico impone di farlo. A partire dalle domande che si pone il Comitato ONU di esperti sull’intelligenza artificiale di cui fa parte Padre Paolo Benanti, esperto di Etica delle tecnologie. Egli le riassume nel modo seguente: “come garantire trasparenza, equità e responsabilità in questa frontiera di un mondo digitale in cui le decisioni sono sempre più spesso affidate ad algoritmi opachi”? Chi ci sguazza e ci guadagna a dismisura?
La Storia e l’Antropologia ci insegnano che i diritti umani vanno tutelati dagli umani stessi che si lasciano corrompere dal denaro e dal potere, con i quali tendono a dominare e sottomettere gli altri. Le moderne Costituzioni sono nate per impedire che ciò avvenga.
Scaturisce da questa profonda consapevolezza l’accorato invito del Presidente Mattarella ad amare e prendersi cura della democrazia.
Coi tempi che corrono e le minacce incombenti, esterne e purtroppo anche “interne”, è una vera fortuna poter contare su un Capo dello Stato capace di volare alto, di ascoltare e capire chi sta in basso; che sa stare al suo posto e chiede agli “altri” di fare altrettanto, come prevede la nostra Costituzione.
La quale, a garanzia di tutti, e soprattutto delle persone che si trovano nelle situazioni più complicate e difficili, esclude figure apicali con poteri smisurati e incontrollati.
Questa in essenza è la democrazia: rispetto di tutti, nel lavoro e nella società, per garantire a tutti il respiro della libertà. In primo luogo dal bisogno.
Quella che favorisce chi esercita le funzioni pubbliche “con disciplina e onore”. Che invece si ostacola quando si esercita il potere per conseguire finalità politiche che la snaturano.
Sì, vola alto il nostro Presidente. Per dirci ancora una volta che la nostra vera e unica Patria è la Costituzione. Madre e matrice dei diritti e dei doveri che, in equilibrio inscindibile, generano pacifica convivenza “civile”.
In ideale prosecuzione con quanto disse Piero Calamandrei, il 26 gennaio 1955, agli studenti universitari e medi di Milano riuniti presso la Società Umanitaria di Milano: la Costituzione italiana è il “testamento di centomila antifascisti, perlopiù giovani, morti per la libertà. Esserne degni eredi e prosecutori del cammino storico, di generazione in generazione, è compito “nostro”.
G.G.

Giovanni Gazzo
Author: Giovanni Gazzo

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