Vogliono rottamare i nostri diritti e manomettere la democrazia. La forza e le minacce, secondo la “dottrina” Trump, sono molto più persuasive. L’Europa non ci sta, il governo italiano invece si e con indecenza istituzionale mette sotto accusa la Corte penale internazionale. Sotto attacco sono anche l’ONU, la Commissione per i diritti umani, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e la Cooperazione internazionale. Si mette in discussione la convivenza regolata e tutelata dallo stato di diritto a livello nazionale e sovranazionale.
Siamo di fronte a rischi e pericoli molto elevati. Senza una strategia adeguata e spirito autenticamente unitario si rischia di deragliare rispetto al tracciato storico dei diritti fondamentali sui quali è stata concepita l’Unione europea.
O questa va avanti nel suo genetico progetto incentrato su prosperità, equità, libertà, pace e democrazia, con sviluppo economico sempre più sostenibile, dal punto di vista sociale e ambientale, o torniamo indietro, come spera chi preferisce avere a che fare con i singoli Paesi in ordine sparso, per dettare le sue condizioni.
Riusciremo finalmente a capire l’importanza dell’Unione europea e sentirci orgogliosamente cittadini che si riconoscono nei suoi valori che la multinazionale dei reazionari vuole sovvertire?
Nonostante tutto penso che il sentimento di comune appartenenza all’Europa sia destinato a crescere. Anche solo per comparazione con quanto succede nel mondo, per volontà di governi e movimenti che vogliono risolvere i problemi con la forza, le catene, i muri e le deportazioni, calpestando i diritti inviolabili delle persone.
Ovvero la lettera e lo spirito che hanno concepito le Corti di giustizia internazionali, e a maggior ragione quella penale, rispetto alla quale si assiste allo spregiudicato tentativo di garantire l’impunità a chi commette crimini contro l’umanità.
Perché l’Europa non frani, come sperano i politici con il cervello intossicato, con l’aiuto di quanti ne tradiscono dall’interno gli ideali e la progettualità dei padri fondatori, è necessario che i cittadini la sentano come Madre dei loro diritti che si inverano nel lavoro e nel sociale. Nella tutela dei beni comuni materiali e immateriali. Evitando di cadere nella trappola di una insensata deregolamentazione che capovolge il rapporto tra pubblico e privato, come pretendono i miliardari che vogliono monopolizzare l’intelligenza artificiale e colonizzare lo spazio.
Sono i neo-feudatari del terzo millennio, come li ha efficacemente definiti il Presidente Mattarella. Quelli che vogliono comandare attraverso il partito unico dei soldi, delle armi e del potere privato che sottomette le istituzioni per appropriarsi dei beni comuni. Altro che fine della globalizzazione. Gli aspiranti padroni del mondo la vogliono a misura dei loro interessi e dei loro progetti, senza scrupoli e remore morali.
Nonostante il diritto internazionale aerospaziale che, all’Art. II del Outer Space Treaty, prevede esplicitamente che: “Lo spazio extra-atmosferico, compresi la luna e gli altri corpi celesti, non è soggetto ad appropriazione da parte degli Stati, né sotto pretesa di sovranità, né per utilizzazione od occupazione, né per qualsiasi altro mezzo possibile”, come ha ricordato/precisato il presidente Mattarella.
La Bussola per la competitività europea deve realizzare la saldatura tra diritti fondamentali di cittadinanza, che non possono prescindere dalla tutela dei beni comuni, lavoro e welfare, per rafforzare la fiducia dei cittadini nella Ue.
Gli investimenti pubblici, anche a debito (buono) non devono rafforzare gli squilibri ma curarli, anche e soprattutto nel contrasto al lavoro precario/povero che non permette di vivere dignitosamente. Il governo italiano non lo fa. Le organizzazioni sindacali sì e no, come si evince dalle divisioni che indeboliscono inevitabilmente l’efficacia della rappresentanza sindacale dei lavoratori.
Il fenomeno dei poveri che votano per i ricchi si spiega anche, se non soprattutto, come reazione emotiva al fatto che tante persone non sanno che farsene dei diritti non accompagnati da lavoro dignitoso e servizi pubblici commisurati ai bisogni essenziali.
Non c’è libertà senza giustizia sociale. È una costante del filo rosso della storia del progresso umano che tutte le persone di buona volontà e le organizzazioni di scopo devono continuare a tessere instancabilmente.
Ormai è chiaro a tutti che nello scenario geopolitico nel quale siamo “precipitati” sarà molto più faticoso di “prima” difendere e sviluppare la democrazia. Ma non ci sono alternative alla necessità di mobilitare e tenere insieme le energie morali e civili migliori.
Nonostante tutto credo sia ragionevole avere fiducia e alimentare la speranza che non sia la forza bruta a determinare in che modo si può vivere e convivere nel prossimo futuro. Affinché un signore non si possa permettere di cancellare paesi, ridisegnare confini, concedere la libertà a criminali e deportare in catene persone che non hanno fatto niente di male, riassumendo in sè, arbitrariamente, il potere legislativo, esecutivo e giudicante, come fanno i dittatori. Gli Stati Uniti d’America per fortuna non coincidono perfettamente con Trump e Musk, come l’Italia con il governo in carica che purtroppo per noi “sta più di la, che di qua”.
Chi tradisce l’Europa soffoca un sogno e il bisogno di un Paese più forte, sicuro ed equilibrato. Non viceversa. La sovranità che conta di più è quella di vivere e convivere in pace con diritti e doveri in equilibrio in primo luogo nel lavoro e con il lavoro dignitoso
Il passato si ripresenta in forme diverse ma sostanza invariata.
L’America First di Trump somiglia all’ Uber alles (la Germania al di sopra di tutto)dei nazisti. Certo, bisogna andarci cauti con le parole. Ma a cosa serve la memoria se non a capire meglio i pericoli del presente alla luce di un patrimonio morale civile e culturale di inestimabile valore riportato nella Costituzione?
G.G
