Nel mondo moderno le istituzioni internazionali sono necessarie.
Globale e locale, europeo e nazionale si integrano, non si escludono. Non farle funzionare prefigura uno “squilibrio” fondato su sopraffazione, violenza e i conflitti, come ci ricorda il Capo dello Stato.
Per essere all’altezza dello scopo per il quale sono state concepite non devono essere delegittimate dai governi di Paesi che ne fanno parte, come sta avvenendo. La loro missione è promuovere pace e cooperazione.
L’Europa è nata per archiviare i nazionalismi che nel corso della storia l’avevano resa un inferno di guerre continue.
Questa missione storica è più attuale e importante che mai, in un contesto internazionale complicato dalla anomala convergenza politica e “culturale” tra il capo del Cremlino e l’inquilino “tuttofare” della Casa Bianca.
Accettare condizioni le condizioni di Putin non significherebbe fare la pace ma legittimare le guerre di annessione al di fuori del diritto internazionale. Il regalo più grande che i governi possono fare a Trump è insistere sul diritto di veto che paralizza l’Unione.
Abbiamo a che fare con miliardari che interpretano la libertà “a modo loro”. Conta la forza, prevale la prepotenza.
In America reprimono, insultano e aggrediscono; in Europa le loro Big Tech pretendono di imperversare indisturbate con le loro piattaforme globali.
Il mondo ha sete di pace e giustizia, loro promuovono prepotenza e affari.
A che altro serve “promuovere” la spesa militare? La geopolitica diventa geo-economia che si riflette su tutti i paesi, come abbiamo già visto con i dazi e “altro”.
Sagge le parole di Mattarella: “Non può invocare la pace chi vuole la guerra”.
A quale logica corrisponde l’operato del governo italiano? Barcamenarsi e prendere le distanze dall’Unione europea è pericoloso. Più armamenti, meno spesa sociale, è la prima diretta conseguenza.
Meno giustizia distributiva, anzichè combattere le disuguaglianze si va in direzione opposta. L’industria non da segnali importanti di ripresa, da 36 mesi quasi ininterrotti la produzione cala, la crescita del Pil è nettamente inferiore alla media europea dell’1,3 -1,4%.
I conti pubblici sotto controllo e il gradimento dei mercati finanziari non raccontano che l’Italia sta meglio, bensì che si è scelto di peggiorare la qualità della vita della stragrande maggioranza dei lavoratori e dei pensionati, dei cittadini emarginati ed esclusi, pur di assecondare un cronoprogramma politico di autoconservazione.
Cosa diversa dal buon governo di cui avrebbero bisogno i giovani che decidono di lasciare l’Italia loro malgrado, per carenza di offerte di lavoro all’altezza dei loro studi e delle loro legittime aspirazioni.
Una vera e propria emergenza nazionale vissuta con cinica assuefazione, alquanto sconcertante visto che parliamo di figli e nipoti d’Italia.
Non tutti possono permettersi di “andarsene”, tanti/e rimangono disoccupati/e sottoccupati/e o precari a tempo indeterminato.
Le imprese non trovano lavoratori da assumere? Un’altra “esagerazione” che fa comodo divulgare per coprire evidenti responsabilità del mondo imprenditoriale.
Perfino un banchiere come Carlo Messina, a proposito della questione salariale, riconosce che “questo legame (strumentale) con la produttività si deve rompere in un momento di utili elevati, perché alzare i salari è una priorità strategica sia per spingere i consumi, e quindi la crescita, che per ridurre la povertà. Ci sono molte imprese che godono di buona redditività e dovrebbero porsi il problema”. Dovrebbero, ma non lo fanno, il governo non le disturba, le organizzazioni sindacali non riescono a unire le forze attorno a un obiettivo che dovrebbe facilmente accomunarli.
Tutto si tiene, nulla dev’essere confuso. Abbiamo a che fare con amici e avversari vicini e lontani. Esiste la geografia fisica, impera quella politica.
Impossibile disinteressarsi della situazione internazionale, ma non bisogna distogliere l’attenzione dai problemi nazionali e locali, del lavoro e dei lavoratori, delle donne e dei giovani che, più di altri, subiscono le conseguenza della questione salariale, in buona parte derivante dall’ostinato e ingiustificato rifiuto di combattere la pirateria contrattuale.
Segnalo a tal proposito una recente sentenza (4 dicembre 2025) del Tribunale di Milano che ha sonoramente sconfessato sedicenti sindacati e consulenti senza etica professionale che la praticano.
Stabilisce che il contratto da applicare in caso di appalto, sia quello sottoscritto dalle organizzazioni sindacali più rappresentative, nel caso specifico della vigilanza, quello sottoscritto da Filcams Fisascat Uiltucs.
Sentenza straordinariamente innovativa perché si applica a tutti i lavoratori. Infatti il giudice riconosce che il nuovo comma 1 bis dell’articolo 29 stabilisce un principio regolatorio di portata generale che va oltre la condizione soggettiva dei singoli lavoratori che fanno vertenza/causa, evidenziando che le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative hanno il “potere-dovere” di vigilare sul rispetto della nuova norma che conferisce loro uno status di firmatari del “CCNL leader”, ovvero che sono il riferimento per i trattamenti da applicare ai lavoratori degli appalti. Ne consegue la possibilità di applicare l’art. 28 dello Statuto dei lavoratori, per rimuovere eventuali violazioni del nuovo comma 1 bis dell’art. 29 del D.lgs 276/2003. Anche in assenza di lavoratori a loro iscritti.
Tradotto: nessuno ha il diritto, in nome di una libertà fasulla e moralmente marcia, di danneggiare le lavoratrici e i lavoratori.
Reagiranno a questa sentenza come stanno tentando di fare nel settore Moda per deresponsabilizzare le grandi imprese committenti? Intanto la si gestisca rispettandone la lettera e lo spirito, che in ultima analisi è quello della nostra amata Costituzione.
La settimana appena trascorsa si è conclusa con un “miracolo” che lascia sperare. Il CCNL Gomma Plastica firmato prima della scadenza: incredibile ma vero. Sindacalisti e rappresentanti delle imprese illuminati? Certo, ogni settore ha le sue caratteristiche e la sua storia. Quanto meno utilizziamolo per rifletterci sopra e farlo diventare stimolo per porselo come obiettivo ragionevole e intelligente. O vogliamo delegarlo all’intelligenza artificiale?
G.G.
