Sentinella, a che punto è la notte? A quando la pace, con parole di pace? La speranza è un atto di coraggio in una realtà che ha reso impossibile la tregua anche il giorno di Natale.
Impossibile non alimentarla di fronte alla straordinaria sofferenza e resilienza dei Gazawi e della straordinaria umanità che li aiuta materialmente e spiritualmente.
Come ha ricordato il Patriarca di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, “è una presenza di luce, di speranza e di pace, qui e ora”.
Sul piano interno è arduo immaginare un’Italia in grado di curare i suoi squilibri economici e le profonde lacerazioni sociali, dopo l’approvazione dell’ultima legge di bilancio. Una manovra che non ha inciso sulle cause strutturali della povertà e del lavoro povero; che non ha compensato la perdita di potere d’acquisto delle retribuzioni, solo parzialmente recuperato dagli aumenti salariali dei CCNL e dalla “detassazione (al 5%) degli aumenti contrattuali”, peraltro limitata ai lavoratori dipendenti del settore privato e ai rinnovi sottoscritti tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2026.
Non sono previsti investimenti adeguati agli squilibri strutturali del nostro mercato del lavoro, né alla disoccupazione e sottoccupazione giovanile e femminile, che alimentano malessere e insicurezza sociale, disagio e sfiducia nel futuro.
In Europa siamo il Paese con il maggiore squilibrio generazionale tra gli occupati e con la più bassa incidenza degli under 35 sul totale della popolazione”.
Non sono affermazioni di oppositori annebbiati dal pregiudizio ideologico, sono dati e valutazioni del Rapporto CNEL “Demografia e forza lavoro” curato da Alessandro Rosina, professore ordinario di Demografia e Statistica sociale dell’Università Cattolica di Milano.
Rosina conclude affermando che “Investire in formazione, in innovazione e nella valorizzazione del capitale umano è fondamentale per superare gli attuali squilibri, rilanciare l’economia e affrontare le sfide globali”.
Politica e ideologia vengono spesso chiamate in causa a sproposito per evitare di affrontare questi squilibri con la volontà di costruire insieme, mattone dopo mattone, un futuro fondato su lavoro dignitoso e benessere condiviso.
Se non si rilancia l’economia, a invarianza di fattori, diventa impossibile finanziare un modello di benessere inclusivo, alternativo a quello selettivo e iniquo di stampo neoliberista che si sta facendo strada, incentrato sul lavoro povero e instabile.
Senza investimenti per uno sviluppo sostenibile continueremo a galleggiare sui problemi, spostando l’attenzione su ciò che divide e contrappone, anche attraverso un”informazione” fuorviante e la diffusione di falsità prive di regole e controlli di legalità.
È un errore madornale credere – o far credere – che basti migliorare qualche dato parziale su occupazione e Pil per essere sulla strada giusta: la lunga serie storica della nostra crescita economica dimostra il contrario.
Un’economia senza anima civile, strutturalmente squilibrata, consolida problemi e ingiustizie sociali anche in presenza di crescita. Questo è il problema di fondo colto con mirabile sintesi da Leone XIV: “No a un’economia distorta che rende l’uomo merce”.
Che cosa significa economia distorta? E che cosa possiamo fare per raddrizzarla?
É sbagliato attendere passivamente che le cose cambino nel senso da noi desiderato. Tutti possiamo – e dobbiamo- fare qualcosa nei luoghi di lavoro, nelle aziende negli spazi e nelle relazioni sociali che abitiamo. Perfino nei cosiddetti social è possibile divulgare idee e contenuti in modo civile e democratico.
Se lavoriamo in imprese che non rispettano i diritti basilari delle lavoratrici e dei lavoratori, dobbiamo fare il possibile per impedirlo o far cessare l’”abuso di posizione dominante” verso le persone più fragili, che spesso non possono esporsi per il timore (comprensibile) di perdere il lavoro.
Altrimenti “dare voce a chi non ha voce” resta uno slogan vuoto, quando non equivale semplicemente “girarsi dall’altra parte”.
Il cambiamento “vero” è quello alla nostra portata, quello che rientra nelle nostre possibilità e, talvolta, nei nostri doveri. Troppi giudizi senza seguito, troppa acquiescenza per quieto vivere. È nel quotidiano che va riscoperto il nesso tra lavoro, democrazia e libertà.
L’ Europa oggi attraversa difficoltà straordinarie. Le viene chiesto -e quasi intimato- di rinunciare ai suoi valori fondativi, da parte di chi non ha titolo per impartire lezioni.
Il concetto di resistenza -fatte le dovute distinzioni storiche- è più attuale che mai. Anche l’uso distorto della religione è tornato a essere un problema.
Aggredire la democrazia significa aggredire popoli, i diritti politici, sociali e civili di persone in carne e ossa. Questo sono i diritti umani.
La storia dimostra che nelle situazioni più avverse gli obiettivi considerati impossibili possono diventare conquiste durature.
Occorre crederci e impegnarsi, anche per le generazioni future. A tale scopo nel 2022 è stato modificato e integrato l’articolo 9 della Costituzione italiana da tutto il Parlamento.
Sul piano interno il problema principale è il lavoro e tutto ciò che gli ruota attorno, pensioni e pensionandi compresi. Hanno seminato promesse, ma spesso si è fatto l’opposto.
Manca il coinvolgimento equilibrato dei corpi intermedi. Il potere esecutivo adotta pesi e misure differenti nei confronti di imprese, professionisti e lavoratori. La pirateria contrattuale, il lavoro illegale, insalubre e insicuro sono, in larga parte, la conseguenza, in larga misura, di ciò che non si fa a monte per non intaccare interessi consolidati.
Mi spiace davvero constatare che il Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca, abbia pubblicato sul Sole 24 ore del 23 dicembre un articolo pieno di belle frasi scollegate dalla realtà. Se quelle frasi fossero fondate, gran parte della pirateria contrattuale è dell’ instabilità occupazionale -spesso non legata a reali esigenze produttive, ma a scelte gestionali asociali- semplicemente non esisterebbero.
Ciò nonostante, auguro a tutti, consulenti del lavoro compresi, Buon 2026 all’insegna della pace e del lavoro rispettoso della sicurezza, della libertà e della dignità umana come lo prevede e prescrive la nostra Costituzione
G.G.

Giovanni Gazzo
Author: Giovanni Gazzo

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