Il primo Maggio è una Festa di straordinaria importanza per i lavoratori di tutto il mondo, carica di significati politici e morali, civili e sociali, che parlano al presente e si proiettano nel futuro. È la storia della sacrosanta ribellione allo sfruttamento dei lavoratori, senza la quale mai si sarebbe aperta la strada infinita dell’umanizzazione del lavoro e di una società nuova.
Di generazione in generazione non si fa altro che sviluppare quelle lotte e quella impetuosa spinta ideale.
Raccontarlo, riviverlo e attualizzarlo è formazione ed autoformazione, coscienza ed autocoscienza, empatia storica che si attualizza nel presente e si proietta nel futuro.
Storia di lotte memorabili, per liberare i lavoratori dalla oppressione di orari, carichi e ritmi di lavoro insopportabili, in cambio di poco e senza diritti, che, tra la fine dell’800 e l’inizio del 900, erano la norma, tanto in Europa quando negli Stati Uniti.
Storia di coraggio e di sacrifici di fronte alle violente repressioni che si abbattevano sui lavoratori e in particolare su chi li organizzava, quando non esisteva la libertà sindacale e lo sciopero era illegale.
Il Sindacato di oggi, ciascuna organizzazione che lotta per umanizzare il lavoro, per la giustizia distributiva della ricchezza creata, e per dare una prospettiva diversa allo sviluppo economico, ha le sue radici in questa data storicizzata e laicamente sacralizzata del nostro calendario civile.
La genesi del primo maggio è questa.
Le moderne organizzazioni sindacali non sarebbero mai esistete senza le lotte straordinariamente dure e rischiose di un tempo in cui il lavoro coincideva con lo sfruttamento e l’oppressione.
Da allora importanti conquiste sono state realizzate nel campo del lavoro giornaliero e settimanale, delle ferie, della salute e della previdenza, del welfare in generale, ma non del tutto e non per tutti.
Anche nei paesi economicamente più progrediti persistono squilibri, ingiustizie, discriminazioni ed esclusioni molto consistenti.
Il lavoro costituzionalizzato è ancora un miraggio per milioni di lavoratrici e lavoratori.
La morale del primo maggio è che bisogna continuare a lottare perché nulla è stato regalato e nulla sarà regalato ai lavoratori.
Anzi, senza tema di smentita, si può aggiungere che nemmeno gli obblighi già esistenti in capo alle imprese vengono sempre rispettati, in modo particolare nel campo della salute e della sicurezza.
Si muore ancora di lavoro con una “regolarità” impressionante pari alla poca importanza che si attribuisce alla prevenzione e alle sanzioni nei confronti delle imprese inadempienti.
Una materia che il governo Meloni ha affidato a una consulente del lavoro (Calderone) in sostanziale conflitto di interessi e per nulla equanime nei confronti delle parti sociali.
Un esempio? Tra le misure in arrivo, grazie alla sua idea di “flessibilità”, ha deciso di allargare nuovamente le maglie dei contratti a termine, anziché seguire la via maestra della “normalizzazione” dei contratti di lavoro a tempo indeterminato del “modello spagnolo”.
Primo maggio è sinonimo di lotta dei lavoratori che si sviluppa nel tempo senza soluzione di continuità, per diventare cittadini con diritti, anche e soprattutto nel lavoro, con il lavoro.
Per essere riconosciuti come produttori di ricchezza che chiedono di partecipare, a pieno titolo, alle decisioni di politica economica e sociale che li riguardano.
Festa pedagogica da raccontare con realismo storico, soprattutto ai giovani, per aiutarli a capire da dove vengono le conquiste più importanti, perché occorre difenderle, svilupparle ed estenderle.
Dalla quale è germogliata la decisione di mettere il lavoro a fondamento della nostra Repubblica, da attuare e sviluppare con più coerenza, come invece non si sta facendo.
Bisogna battersi per una economia di scopo alternativa al liberismo senza progetto dal quale scaturisce inevitabilmente una società squilibrata.
Tutto quello che di buono esiste in termini di diritti, tutele e welfare è stato conquistato.
Talvolta anche irresponsabilmente sperperato, come i diritti derivanti dallo Statuto dei lavoratori e dai grandi contratti nazionali di categoria: Assemblee, permessi sindacali, informazione, formazione condivisa, Salute e Sicurezza, organizzazione del lavoro.
La rappresentanza sindacale è parente stretta della libertà, della democrazia e del pluralismo.
La vicinanza tra il 1° Maggio e il 25 Aprile non è quindi solo di calendario.
Le accomuna la memoria incorporata in queste due storiche celebrazioni che fecondano il presente e si proiettano nel futuro.
Punti di riferimento preziosi per alimentare l’inclusione e l’integrazione sociale di cui le Organizzazioni sindacali sono protagoniste e naturalmente partecipi, tanto quanto i gruppi dirigenti che le rappresentano ne sono consapevoli, in primo luogo nella contrattazione.
Anche (e a maggior ragione) nelle condizioni più complesse e contraddittorie, che oggi nel lavoro tendono a invertire il rapporto tra le persone e gli strumenti tecnologici.
Come dimostrato (con più sentenze) dallo sfruttamento dei lavoratori per mano di grandi multinazionali tecnologicamente all’avanguardia, che controllano ma non vogliono essere controllate.
La funzione sindacale, la partecipazione e la contrattazione sono importanti e decisive, nella misura in cui sono adeguatamente formati i sindacalisti e le sindacaliste di tutte le organizzazioni sindacali che si rapportano con le imprese, le associazioni imprenditoriali di settore e le istituzioni.
Serve un po’ di sana e riflessiva autocritica.
Per il bene del Sindacato nel suo complesso, di ogni singola organizzazione.
Ben venga tutto quello che si può ottenere tramite dialogo e confronto: è la base della civiltà e del rispetto.
Al dunque però è necessario assumersi le proprie responsabilità ed esercitare il conflitto in funzione del risultato che si vuole raggiungere.
L’autonomia del Sindacato e di ciascuna organizzazione, sarà messa alla prova.
Buon Primo Maggio a tutti.
Anche se purtroppo non lo sarà per la famiglia del lavoratore Stefano Sainaghi morto schiacciato nel deposito Esselunga di Limito di Pioltello, alle porte di Milano.
A lui, alla sua famiglia e a tutte le famiglie di tutti i morti sul lavoro, va il nostro commosso pensiero.
G.G.
