Per distogliere l’attenzione dalla strage di innocenti di Cutro, la furba Meloni organizza sceneggiate a uso e consumo della sua immagine e della sua “comunicazione” infarcita di retorica.
Il Consiglio dei ministri a Cutro è stata una rappresentazione evidente di questo modo di promuovere se stessa.
Non contenta, ha tentato, riuscendoci in minima parte (Partita di serie A Spezia – Inter) di imporre un comunicato di propaganda governativa in aggiunta al doveroso minuto di silenzio per le vittime di Cutro, tentativo per fortuna successivamente stoppato.
Anche i parenti delle vittime lo hanno capito e hanno declinato il tardivo e inutile invito a Palazzo Chigi a uso e consumo delle televisioni e della relativa propaganda, dopo la clamorosa assenza davanti alle bare allineate al Palasport di Crotone, subito dopo il mortale sbarco.
“Certe cose” vanno fatte con dignità al momento giusto, altrimenti perdono valore e diventano ipocrisia, recita del discorso che conviene fare di volta in volta.
Cadono le braccia quando la Presidente del Consiglio dice “non potevamo fare di più” per salvare quelle persone, verso le quali l’attenzione in termini di priorità è notoriamente capovolta.
Il governo ha detto e ripetuto in modo inequivocabile che queste persone sono in primo luogo clandestini e si comporta di conseguenza, aggiungendo alla loro disperazione un di più di sofferenze e di rischio di non farcela, attraverso ordini e procedure che contraddicono, rallentano e talvolta impediscono il soccorso in mare come ormai chiaramente dimostrato.

Ne consegue che il governo è corresponsabile, non perché qualcuno pensa che provochi volutamente la morte in mare delle persone, ma perché la riduzione e la farraginosità del soccorso fanno aumentare inevitabilmente le persone, le mamme e i bambini che non ce la fanno a toccare terra.
In fondo per questo governo gli immigrati sono come gli italiani poveri che non ce la fanno ai quali dare il meno possibile per meno tempo possibile.
Da questo punto di vista è coerente.
Ma per fortuna c’è un’altra Italia che sa cos’è la pietà e chiede giustizia per i morti, quella semplice e umana dei cittadini, delle mamme e dei giovani calabresi attorno ai quali si stringe idealmente il Paese anche, laicamente, nel nome di Papa Francesco, di cui Giorgia Meloni estrapola e strumentalizza una sola frase per alimentare ulteriormente la sua propaganda.
Nessuno è a favore dei “mercanti di morte”, termine che Papa Bergoglio utilizza anche per i mercanti di armi che fomentano le guerre, non solo per gli scafisti.
La verità che emerge sempre più chiaramente è che, sulle cose essenziali che riguardano e incidono sulla vita reale delle persone, il governo adotta due pesi e due misure, come si vede sui diritti sociali e civili, sulle tasse e sulla giustizia.
Permissivo e accomodante con chi sta in alto; duro e, quando serve, anche feroce con le persone che faticano.
Un governo che divide e contrappone, al quale manca lo spirito unitario e autenticamente nazionale che, in chiave moderna, significa unità reale del Paese e non autonomia differenziata sfascista che accentua le differenze.
Sì all’equità fiscale all’insegna del pagare tutti per pagare il meno possibile, nella consapevolezza che il pagamento delle imposte serve a finanziare la sicurezza e il benessere collettivo.
E consapevoli anche del fatto che tagliare la spesa sociale, per tagliare le tasse a chi non ne ha bisogno, è una grande ingiustizia che colpisce i poveri e anche i lavoratori dipendenti che le pagano alla fonte.
Con quali soldi si finanzia la scuola Pubblica, il Servizio Sanitario nazionale, le infrastrutture e la Sicurezza sociale nel suo complesso?
Il governo di appresta a chiedere al parlamento, che in maggioranza controlla -quindi in un certo senso a se stesso-, una legge delega per il riordino del sistema fiscale con tre aliquote e l’obiettivo finale della “mitica” flat tax.
Nella sua autonomia il Sindacato valuta i contenuti collegati alla condizione dei lavoratori.
Al momento una cosa è certa: sul fisco il governo non ha mai accettato di confrontarsi costruttivamente con CGIL CISL UIL, per la semplice ragione che i suoi obiettivi sono sostanzialmente diversi dai nostri.
In questi giorni abbiamo appreso che il 17 marzo Meloni, accogliendo l’invito, sarà presente al Congresso nazionale della CGIL a Rimini.
Sentiremo con rispetto cosa dirà, per quanto ci riguarda lo sappiamo già, ma non si sa mai.
I prossimi saranno mesi e anni decisivi per il futuro dell’Italia, servono classi dirigenti in grado di aggregare, in giro si vedono politici che dividono e frammentano.
Nelle ultime settimane è apparsa sulla scena politica italiana la leadership di una giovane donna, Elly Schlein, che mostra una sensibilità, verso i diritti e i problemi delle lavoratrici e dei lavoratori, che non si registrava da tempo con la stessa chiarezza e lo stesso slancio.
Lo dico in piena autonomia, senza la quale non esiste sindacato e sindacalismo degni di questo nome.
È alla lunga che si valuta l’opera e la credibilità delle persone che, in un modo o nell’altro, ci rappresentano politicamente in Parlamento e nel Paese.
La nostra è una rappresentanza sociale non meno importante e, nella dialettica democratica complessiva, non potrà che rafforzarsi se trova interlocutori che nella reciproca autonomia convergono su contenuti condivisi come, ad esempio, la lotta al precariato.
La quale non ha bisogno di parole ripetute senza seguito a pappagallo, o cerchiobottiste che non spostano mai nulla.
Vedremo. A me questa giovane donna suscita fiducia per maturità di pensiero e slancio ideale che non si vedevano da tempo.

In casa nostra purtroppo non c’è pace.
Nostro malgrado siamo in causa in conseguenza di decisioni che, a parere di chi scrive e del Segretario Generale della UILTuCS Lombardia, sono illegittime.
Il 20 aprile ci sarà l’udienza e credo sia doveroso ricordare che nessuno è al di sopra della legge e che il rispetto della legge è il presupposto della democrazia.
La volontà di pace c’è e la rinnovo anche in questa occasione.
Ne basta poca per evitare alla nostra organizzazione problemi e ferite profonde a somma comunque negativa.

G.G.

Giovanni Gazzo
Author: Giovanni Gazzo

Giovanni Gazzo

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