La Memoria del male assoluto e del come ci si è arrivati, è a rischio.
Anche per effetto delle progressiva scomparsa dei sopravvissuti ai campi di concentramento nei quali furono deportati con la violenza, dove si era destinati a morte sicura dopo immani sofferenze e lavori forzati.
Questo fu il nazismo teorizzato e praticato.
Lunga vita e un grazie infinito a Liliana Segre, Sami Modiano, Edith Bruck, e Lia Levi, lucidi e attivissimi ultranovantenni che ancora vanno nelle scuole e diffondono la cultura della convivenza, senza la quale le tragedie sono destinate a ripetersi.
È nella sintesi tra passato presente e futuro e nell’alleanza intergenerazionale attorno ai principi fondamentali della nostra Costituzione antifascista, che la memoria si tramuta in volontà permanente di educarci ed educare alla non violenza, a cominciare dalle parole, dai gesti e dai simboli.
Nessuna superiorità di nessuno e supposta inferiorità di altri, l’umanità è una: tutte le persone hanno diritti naturali che nessun regime dovrebbe conculcare, come purtroppo spesso avviene mediante l’esercizio autoritario del potere.
Il Giorno della Memoria è stato istituito nel 2005 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per commemorare le vittime dell’Olocausto che si materializzava nei campi di concentramento.
Un vero e proprio genocidio nei confronti degli ebrei e di tutte le persone considerate inferiori o nemiche.
Tanto basta per opporsi in maniera incondizionata all’antisemitismo e ad ogni forma di razzismo, a cominciare dalla necessaria distinzione tra i popoli, gli Stati, i governi, e chi li rappresenta.
Non condividere l’operato del governo Netanyahu non autorizza nessuno a categorizzare un intero popolo, tanto da rilanciare direttamente o indirettamente l’antisemitismo, cosi come condannare Hamas e il suo fondamentalismo ideologico che teorizza la distruzione di Israele non può significare condannare i palestinesi ad essere un popolo senza Stato, diritti e libertà.
Il buon uso della memoria è responsabilità di tutti.
Ognuno di noi deve chiedersi cosa può fare, nella consapevolezza che pace e guerra, violenza e tolleranza, amicizia e odio iniziano sempre con il buon o cattivo uso delle parole.
Nel tempo dei social tutti sappiamo quanto sia facile alimentare l’odio che porta ad esaltare la cieca contrapposizione che produce tragiche conseguenze.
Il 27 gennaio del 1945 l’allora Armata Rossa scopri il più tristemente famoso campo di Auschwitz, nel quale persero la vita oltre un milione e centomila persone in maggioranza ebrei, omosessuali, oppositori politici, testimoni di Geova, persone di etnia rom e sinti, prigionieri.
Per coloro che non erano ancora passati per le camere a gas fu una autentica liberazione.
Da cosa, se non dall’orrore assoluto e da una sicura condanna a morte senza aver fatto nulla di male?
Nasce da qui il solenne “giuramento” a non ripetere mai più quella tragica follia, attraverso l’elaborazione del come e del perché ci si è arrivati e ci si può ancora arrivare.
Non basta la pur doverosa commemorazione.
La memoria vive nel progetto di società implicito ed esplicito della nostra Costituzione, nei diritti umani previsti dall’Unione europea e dall’ONU.
Il No all’antisemitismo e al razzismo, è incondizionato e definitivo, con tutto ciò che ne consegue anche nei confronti di quanti hanno avversato e avversano l’uno e l’altro ma non riescono ad essere conseguenti ai principi/valori sottostanti.
Siamo riusciti a sancirli per difenderci da noi stessi, ma non riusciamo ad essere conseguenti.
Lo dimostrano le “guerre mondiali” in atto in Ucraina e in Palestina, il terrorismo fanatico e la violenza dei regimi che le generano, i movimenti violenti che ne sono il presupposto, l’ingiustizia eretta a sistema dalla quale scaturiscono nuove forme di oppressione, senza eliminare la quale non potrà mai esserci pace vera e duratura.
La guerra di Israele ad Hamas -conseguente all’attacco terroristico di quest’ultima in territorio israeliano, il 7 ottobre 2023, con uccisione di più di mille civili e militare, e nel rapimento di circa 250 persone -anche anziani e bambini tenuti in ostaggio-, intanto ha prodotto la paradossale accusa di genocidio da parte del Sudafrica nei confronti dello Stato che esiste perché gli ebrei lo hanno subito.
Accuse provenienti da un Paese che a sua volta ha praticato l’Apartheid (dal 1948 al 1991) dei bianchi contro i neri, cioè il razzismo di Stato.
A tanto siamo ridotti, questa è la tragica lezione della storia, scrive il filosofo Edgar Morin: “ i discendenti di un popolo perseguitato per secoli dall’Occidente cristiano e poi razzista possono diventare al tempo stesso i persecutori e il bastione avanzato dell’occidente nel mondo arabo”.
La Corte internazionale di Giustizia non ha emesso una sentenza, ma intanto ha affermato di avere giurisdizione sul “caso”, indicando a Israele le cose da fare e da evitare e ad Hamas di liberare gli ostaggi, ma non ha ordinato la tregua.
Siamo dentro un tempo in cui può succedere di tutto, come già stiamo drammaticamente sperimentando.
“A Gaza c’è il rischio reale che la situazione catastrofica possa peggiorare, centinaia di migliaia di persone vivono ormai in condizioni disumane”
“Ci vorranno anni per risollevare un’intera generazione di bambini traumatizzati”.
La Corte ha stigmatizzato le affermazioni di certi ministri israeliani pronunciate all’inizio del conflitto (come quella esplicitamente citata in aula di Gallant: “Combattiamo contro animali umani”).
Israele dovrà tornare presso la Corte internazionale fra un mese per dimostrare, prove alla mano, che sta operando per impedire un genocidio.
Una accusa tremenda derivante anche da atti e affermazioni inaccettabili del Premier Benjamin Netanyahu , con le quali richiama il “massacro degli Amalek” parlando di Gaza: un popolo che nella Bibbia gli Israeliti hanno l’ordine di uccidere direttamente da Dio e che contempla la morte di “uomini e donne, neonati e lattanti”.
A quale Dio si riferisce il Signor Benjamin Netanyahu?
Non sono razziste a generatrici di odio questa frasi?
Nessuna equiparazione e nessuna giustificazione, nè ora nè mai, verso l’antisemitismo e ogni forma di fanatismo ideologico.
Memoria significa umanità. Un bambino ebreo è uguale a uno palestinese.
Ascolti Papa Francesco, piuttosto che il dio della sua fantasia, più interessato al petrolio, ai dollari, alle armi e al potere tossico di cui è “degno” rappresentante assieme agli estremisti che lo sostengono.
G.G.
