Non è facile nè scontato continuare a credere in un mondo migliore, con al centro le persone e la natura di cui sono parte.
“Basta un uomo buono perché ci sia speranza” scrive papa Francesco nella sua Lettera Enciclica “Laudato si’”.
È importante continuare a credere in un mondo risanato e curato, sia dal punto di vista ambientale che sociale.
Il crederci trasversale e transnazionale è il motore del futuro. Nonostante tutto e tutte le evidenze sconfortanti che hanno generato i problemi complessi che dominano il nostro presente.
Anche se la ragione “fredda” tende al pessimismo, la volontà supportata dai movimenti storici che hanno regalato all’umanità la libertà e la democrazia, seppure imperfette e non generalizzate, ci dice che è sensato continuare a crederci e agire di conseguenza.
Nonostante la guerra della Russia all’Ucraina abbia provocato le conseguenze catastrofiche che ben conosciamo e la condizione di Permacrisi, che il Dizionario della lingua inglese Collins ha dichiarato parola dell’anno 2022 per indicare uno stato di crisi permanente che accentua l’incertezza verso il futuro, generi angoscia nelle persone e nelle famiglie economicamente meno protette.
Le conseguenze principali ricadono sulle persone senza o con poco lavoro e reddito, quelle che vivono di assistenza sociale e di quei sussidi che il governo ha deciso di tagliare per far quadrare i conti, anche a scapito di molti bambini e adolescenti sui quali peserà per sempre la povertà educativa che sono costretti a subire.
Altro che uguaglianza, pari opportunità e merito di cui il ministro Valditara ha parlato a sproposito, capovolgendone il significato pedagogico e morale.
C’è modo e modo di rispettare i vincoli finanziari e di concepire il Bilancio dello Stato, soprattutto quando la condizione di instabilità e insicurezza si prolunga nel tempo e non fa intravedere miglioramenti a breve.
Il 2022 è stato un anno di crisi senza tregua. La più grave in Europa da parecchi decenni a questa parte.
Una crisi ulteriormente appesantita da un governo che vuole fare cose nuove resuscitando metodi, obiettivi e disvalori vecchi che riportano l’Italia indietro, nel campo del lavoro e del fisco, dell’immigrazione e dei rapporti con l’Europa, del mancato rispetto sostanziale della Costituzione, come dimostrano certi suoi esponenti.
Il 2022 se n’è andato senza regalarci l’agognata pace e con una Legge di bilancio semplicemente ingiusta nei confronti di una gran parte di italiani ai quali si toglie anche il necessario per vivere dignitosamente, per dare più soldi a chi non ne ha nemmeno bisogno.
Fino a 8 mila euro l’anno, ammonta il guadagno per i beneficiari della flat tax al 15%, per finanziare la quale si taglia la spesa sociale, inclusa quella sanitaria.
Siamo di fronte a una scelta politica ben precisa, sostanzialmente incostituzionale, se è vero che a parità di reddito lordo imponibile complessivo, al netto degli oneri deducibili, si applica un’aliquota di favore solo a una parte di cittadini contribuenti.
In verità si elargiscono privilegi che, notoriamente, sono l’altra faccia delle discriminazioni.
Insomma, come ha fatto notare il costituzionalista Michele Ainis, “autonomia differenziata, tassazione differenziata, differenziazione tra evasori e pagatori, furbi e fessi, fanno emergere una inaccettabile disuguaglianza di Stato”.
È la manovra di un governo che continua a fare campagna elettorale, premia chi non lo merita, spaventa e punisce i poveri, impietoso con i giovani e gli immigrati, estranea anche culturalmente ai problemi concreti di persone sfruttate e bistrattate per soli pochi euro l’ora.
Il che la dice lunga sull’idea di Paese che ispira le sue scelte.
In economia, il governo è per il “lasciar fare” di origine liberista che, com’è noto, produce squilibri e lacerazioni sociali.
Questa è la prospettiva che abbiamo davanti, anche per il 2023, con poca crescita e a rischio recessione tecnica.
Ciò nonostante, e a maggior ragione, dobbiamo continuare a credere nel (nostro) cambiamento, consapevoli della funzione che la storia assegna al Sindacato dei lavoratori, di cui ciascuna Confederazione è parte necessaria ma non sufficiente per ottenere risultati significativi nel confronto con il governo, nella contrattazione di 1° e 2° livello con le associazioni di categoria e le (soprattutto grandi) imprese e “catene”.
Ci siamo ammalati di protagonismo, di competitività organizzativa esasperata e di supposte identità che rischiano di portarci fuori strada rispetto alla necessità di lottare con coerenza per correggere il modello di sviluppo incentrato sulla massimizzazione del profitto a prescindere.
Un modello che esaspera la competitività e rende praticamente impossibile la coesione sociale e il risanamento ambientale.
O ci rendiamo conto che l’unità sindacale è necessaria e la rendiamo più forte degli incidenti di percorso e delle asprezze relazionali, oppure continueremo ad esistere come singole organizzazioni ma con un ruolo inevitabilmente ridotto, non significativo e tanto meno decisivo, rispetto ai cambiamenti epocali in atto destinati a durare nel tempo.
Dobbiamo impegnarci a tutti i livelli affinché, nel 2023, CGIL CISL UIL possano tornare ad essere un soggetto politico unitario che fa diventare valore aggiunto le diversità.
Le decisioni unilaterali sempre più frequenti di grandi aziende e istituti bancari in tema di Welfare, elargizioni selettive, riduzione e riorganizzazione di orari di lavoro, devono farci riflettere sulla prospettiva che si apre davanti a noi se ciascuna organizzazione procede per conto proprio.
I prossimi saranno anni in cui, o il Sindacato ne uscirà rafforzato, come nei momenti in cui impose il blocco dei licenziamenti, i protocolli Covid e altre misure di sicurezza sociale e sanitaria, durante la fase più acute dell’epidemia di Covid-19; oppure succederà il contrario, anche “grazie” al ruolo doppiamente negativo di questo governo che, nel merito, ha già fatto capire come intende procedere ed è interessato a dividerci, anche per favorire il suo sindacato di comodo.
Buon 2023 a tutti e a tutte.
In particolare a chi si trova in guerra suo malgrado.
Un pensiero davvero speciale a “Donna, Vita, Libertà” che ormai appartiene e parla a tutte le persone che lottano contro la violenza e l’oppressione di Stato, per la pace, il lavoro, il progresso umano, civile e culturale, il benessere di tutti i popoli, che nessun regime, nessuna ideologia o religione di stato hanno il diritto di negare.
La sovranità nazionale, da questo punto di vista, è solo un grande inganno.
Uniti ora e sempre per smascherarlo e abbatterlo è dovere di tutti e di ciascuna persona con la coscienza pulita.
G.G.
